ISPESL



OSSERVATORIO DELLA SICUREZZA PER GLI ADEMPIMENTI
al D. L.vo 626 del 19 settembre 1994



LINEE GUIDA PER LA
VALUTAZIONE DEL RISCHIO
nella Piccola e Media Impresa


*


Elaborato dal Gruppo di Lavoro "Tecnico" dell’ Osservatorio della Sicurezza per l’ Artigianato,la Piccola e Media Impresa Industriale,Commerciale, e Agricola.


SOMMARIO


Capitolo I: SIGNIFICATO DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Capitolo II: RASSEGNA DEI RISCHI LAVORATIVI:
CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE

A) RISCHI PER LA SICUREZZA
B) RISCHI PER LA SALUTE
C) RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE
Capitolo III: CRITERI PROCEDURALI

I fase: Identificazione delle Sorgenti di Rischio
II fase: Individuazione dei Rischi di Esposizione
III fase: ‘STIMA’ dei Rischi di Esposizione
Capitolo IV: RIEPILOGO DELLE FASI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI
Capitolo V: DOCUMENTO DELLA SICUREZZA

ALLEGATI

Allegato n. 1: ESEMPI DI IDENTIFICAZIONE DI SORGENTI DI RISCHIO PER LA SICUREZZA (A) E LA SALUTE (B)

Allegato n. 2: ESEMPI DI INTERVENTI DI PREVENZIONE E MISURE DI SICUREZZA IN CASO DI RISCHIO CHIMICO (A) FISICO (B) BIOLOGICO (C)



1. SIGNIFICATO DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO


La "valutazione del rischio", così come prevista del D. L.gs. 626/94, va intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive ed operative, che devono essere attuate per addivenire ad una ‘Stima del Rischio di esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale, in relazione alla programmazione degli eventuali interventi di prevenzione e protezione perl’eliminazione o la riduzione del rischio secondo quanto previsto dall’ art. 3 del D. L.gs. 626/94 (Misure di tutela).

La valutazione del Rischio è pertanto una operazione complessa che richiede, necessariamente, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, una serie di operazioni, successive e conseguenti tra loro, che dovranno prevedere:

bulletl’identificazione delle sorgenti di rischio presenti nel ciclo lavorativo;
bulletl’individuazione dei conseguenti potenziali rischi di esposizione in relazione allo svolgimento delle lavorazioni, sia per quanto attiene ai rischi per la sicurezza che la salute;
bulletla stima dell’entità dei rischi di esposizione connessi con le situazioni di interesse prevenzionistico individuate.

Tale processo di valutazione può portare, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, ai seguenti risultati:

bulletassenza di rischio di esposizione;
bulletpresenza di esposizione controllata entro i limiti di accettabilità previsti dalla normativa;
bulletpresenza di un rischio di esposizione.

Nel primo caso non sussistono problemi connessi con lo svolgimento delle lavorazioni. Nel secondo caso la situazione deve essere mantenuta sotto controllo periodico. Nel terzo caso si dovranno attuare i necessari interventi di prevenzione e protezione secondo la scala di priorità prevista dall’art. 3 del Decreto Legislativo n° 626/94.

Per quanto detto, appare necessario che l’espletamento dell’intervento finalizzato alla valutazione del rischio sia condotto secondo ‘Linee Guida’ che devono prevedere precisi ‘criteri procedurali’, tali da consentire un omogeneo svolgimento delle varie fasi operative che costituiscono il processo di valutazione del Rischio.

Al riguardo, questa LINEA GUIDA prevede:



bulletuna preliminare e, per quanto possibile, approfondita rassegna (classificazione - definizione) dei rischi lavorativi, secondo uno schema riportato nel Capitolo II;
bulletle indicazioni per lo svolgimento uniforme delle tre fasi operative, che costituiscono il processo di valutazione del rischio, secondo un articolato riportato nel Capitolo III
bulletuna scheda di riepilogo delle fasi operative del processo di valutazione del rischio, riportata nel Capitolo IV
bulletvengono altresì proposti gli schemi delle schede di rilevazione dati, riportati nel Capitolo V. In particolare:
bullet una scheda riepilogativa dei dati di identificazione dell’azienda (V-1)
bullet una scheda riepilogativa dei dati della rilevazione dei rischi, da associare ad ogni ambiente di lavoro, in cui riportare i risultati delle varie fasi operative della rilevazione e valutazione dei rischi (V-2).
bullet una scheda relativa al programma d’ intervento conseguente ai risultati della valutazione dei Rischi (V-3).

Sulla base delle indicazioni fornite dalla presente ‘Linea Guida’, il datore di lavoro, con la collaborazione del Servizio di Prevenzione e Protezione, del medico competente, se previsto, e la consultazione del rappresentante per la sicurezza, procederà allo svolgimento delle varie fasi di rilevazione dei rischi e quindi di compilazione delle schede riportate nel Capitolo V, che andranno a far parte del ‘Documento’.

Tale documento deve comprendere:

  1. una relazione sulla valutazione dei rischi effettuata nei vari ambienti o posti di lavoro dell’impresa, comprendente i criteri adottati per la sua definizione;
  2. la descrizione delle misure di Prevenzione e di Protezione attuate, in coerenza con i risultati della valutazione del Rischio;
  3. il programma di interventi integrati di prevenzione e protezione, ove necessari, che si intendono eventualmente attuare al fine di completare e/o ottimizzare la tutela della sicurezza e della salute.
2. RASSEGNA DEI RISCHI LAVORATIVI:
CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE

I Rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative, possono essere divisi in tre grandi categorie:


     





A)


RISCHI PER LA SICUREZZA DOVUTI A:

(Rischi di natura infortunistica)

 

bulletStrutture
bulletMacchine
bulletImpianti Elettrici
bulletSostanze pericolose
bulletIncendio-esplosioni


B)


RISCHI PER LA SALUTE DOVUTI A:

(Rischi di natura igienico ambientale)

 



bulletAgenti Chimici
bulletAgenti Fisici
bulletAgenti Biologici


C)


RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DOVUTI A:

(Rischi di tipo cosiddetto trasversale)

 



bulletOrganizzazione del lavoro
bulletFattori psicologici
bulletFattori ergonomici
bulletCondizioni di lav. difficili

A) RISCHI PER LA SICUREZZA

I Rischi per la Sicurezza, o Rischi di natura infortunistica, sono quelli responsabili del potenziale verificarsi di incidenti o infortuni, ovvero di danni o menomazioni fisiche (più o meno gravi) subite dalle persone addette alle varie attività lavorative, in conseguenza di un impatto fisico-traumatico di diversa natura (meccanica, elettrica, chimica, termica, etc.).

Le cause di tali rischi sono da ricercare almeno nella maggioranza dei casi, in un non idoneo assetto delle caratteristiche di sicurezza inerenti: l’ambiente di lavoro; le macchine e/o le apparecchiature utilizzate; le modalità operative; l’organizzazione del lavoro, etc.

Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o protezione nei confronti di tali tipi di rischi deve mirare alla ricerca di un ‘ Idoneo equilibrio bio-meccanico tra UOMO e STRUTTURA, MACCHINA, IMPIANTO’sulla base dei più moderni concetti ergonomici.

Di seguito si riportano una serie di esempi di rischi per la sicurezza.

I Rischi per la Sicurezza si possono suddividere in diverse categorie:


     

A1

Rischi da carenze strutturali dell’Ambiente di Lavoro relativamente a:

bulletAltezza dell’ambiente
bulletSuperficie dell’ambiente
bulletVolume dell’ambiente
bulletIlluminazione (normale e in emergenza)
bulletPavimenti (lisci o sconnessi)
bulletPareti (semplici o attrezzate: scaffalatura, apparecchiatura)
bulletViabilità interna, esterna; movimentazione manuale dei carichi
bulletSolai (stabilità)
bulletSoppalchi (destinazione, praticabilità, tenuta, portata)
bulletBotole (visibili e con chiusura a sicurezza)
bulletUscite (in numero sufficiente in funzione del personale)
bulletPorte (in numero sufficiente in funzione del personale)
bulletLocali sotterranei (dimensioni, ricambi d’aria)
     

A2

Rischi da carenze di sicurezza su Macchine e Apparecchiature relativamente a:

bulletProtezione degli organi di avviamento
bulletProtezione degli organi di trasmissione
bulletProtezione degli organi di lavoro
bulletProtezione degli organi di comando
bulletMacchine con marchio ‘CE’. Riferimento Direttiva Macchine (89/392 CEE emendata)
bulletMacchine prive di marchio ‘CE’. Riferimento al D.P.R. 547/55
bulletProtezione nell’uso di apparecchi di sollevamento
bulletProtezione nell’uso di ascensori e montacarichi
bulletProtezione nell’uso di apparecchi a pressione (bombole e circuiti)
bulletProtezione nell’accesso a vasche, serbatoi, piscine e simili.
     

A3

Rischi da manipolazione di Sostanze pericolose:

bulletSostanze infiammabili
bulletSostanze corrosive
bulletSostanze comburenti
bulletSostanze esplosive.
     

A4

Rischi da carenza di Sicurezza Elettrica connessa a:

bulletIdoneità del progetto
bulletIdoneità d’uso
bulletImpianti a sicurezza intrinseca in atmosfere a rischio di incendio e/o esplosione
bulletImpianti speciali a caratteristiche di ridondanza.

 

 

     
     
     

A5

Rischi da Incendio e/o Esplosione per:

bulletPresenza di materiali infiammabili d’uso
bulletPresenza di armadi di conservazione (caratteristiche strutturali e di aerazione)
bulletPresenza di depositi di materiali infiammabili (caratteristiche strutturali di ventilazione e di ricambi d’aria)
bulletCarenza di sistemi antincendio
bulletCarenza di segnaletica di sicurezza.

B) RISCHI PER LA SALUTE

I Rischi per la salute, o Rischi igienico-ambientali, sono quelli responsabili della potenziale compromissione dell’equilibrio biologico del personale addetto ad operazioni o a lavorazioni che comportano l’emissione nell’ambiente di fattori ambientali di rischio, di natura chimica, fisica e biologica, con seguente esposizione del personale addetto.

Le cause di tali rischi sono da ricercare nella insorgenza di non idonee condizioni igienico-ambientali dovute alla presenza di fattori ambientali di rischio generati dalle lavorazioni, (caratteristiche del processo e/o delle apparecchiature) e da modalità operative.

Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e/o di protezione nei confronti di tali tipi di rischio deve mirare alla ricerca di un "Idoneo equilibrio bio-ambientale tra UOMO E AMBIENTE DI LAVORO".

Di seguito si riportano una serie di esempi di rischi per la salute.

Tali rischi si possono suddividere in:

Rischi derivanti da:

bulletB1 Agenti chimici

Rischi di esposizione connessi con l’impiego di sostanze chimiche, tossiche o nocive in relazione a:



bulletingestione;
bulletcontatto cutaneo;
bulletinalazione per presenza di inquinanti aerodispersi sotto forma di:
bulletpolveri;
bulletfumi;
bulletnebbie;
bulletgas;
bulletvapori;

bulletB2 Agenti fisici

Rischi da esposizione e grandezze fisiche che interagiscono in vari modi con l’organismo umano:


bulletB2-1 RUMORE (presenza di apparecchiatura rumorosa durante il ciclo operativo e di funzionamento) con propagazione dell’energia sonora nell’ambiente di lavoro.

bulletB2-2 VIBRAZIONI (presenza di apparecchiatura e strumenti vibranti) con propagazione delle vibrazioni a trasmissione diretta o indiretta

bulletB2-3 RADIAZIONI NON IONIZZANTI

Presenza di apparecchiature che impiegano radiofrequenze, microonde, radiazioni infrarosse, etc.

bulletSorgenti di Radio frequenze (freq. 104¸ 0,3 m)
bulletSorgenti di Microonde (freq. 0,3 ¸ 10-3  m)
bulletRadiazioni Infrarosse (freq. 10-3 ¸7,8 10-7 m)
bulletRadiazione Ottica (visibile) (freq. 7,8 10-7 ¸3.8 107  m)
bulletRadiazioni Ultraviolette (freq.)
bulletUltrasuoni (freq. >10 KHz)
bulletLuce Laser (visibile e ultravioletto)

bulletB2-4 MICROCLIMA

Carenze nella climatizzazione dell’ambiente per quanto attiene alla temperatura

bulletUmidità relativa
bulletVentilazione
bulletCalore radiante
bulletCondizionamento

bulletB2-5 ILLUMINAZIONE

Carenze nei livelli di illuminamento ambientale e dei posti di lavoro (in relazione alla tipologia della lavorazione fine, finissima, etc.). Non osservanza delle indicazioni tecniche previste in presenza di videoterminali.

bulletPresenza di videoterminali

bulletPosizionamento
bulletIlluminotecnica
bulletPostura
bulletMicroclima.

bulletB2-6 RADIAZIONI IONIZZANTI

Per tali radiazioni si rimanda alle disposizioni del DPR n° 185/64.


bulletB3: Agenti biologici

Rischi connessi con l’esposizione (ingestione, contatto cutaneo, inalazione) a organismi e microrganismi patogeni o non, colture cellulari, endoparassiti umani, presenti nell’ambiente a seguito di emissione e/o trattamento e manipolazione.

bulletEmissione involontaria (impianto condizionamento, emissioni di polveri organiche, etc.);
bulletEmissione incontrollata (impianti di depurazione delle acque, manipolazione di materiali infetti in ambiente ospedaliero, impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti ospedalieri, etc.);
bulletTrattamento o manipolazione volontaria, a seguito di impiego per ricerca sperimentale in ‘vitro’ o in ‘vivo’ o in sede di vera e propria attività produttiva (biotecnologie).

bulletB3-1SPERIMENTAZIONE 'IN VITRO'

bulletImpiego di microrganismi:

bulletbatteri e organismi simili;
bulletvirus;
bulletrickettsie;
bulletalghe;
bulletfunghi e miceti;
bulletprotozoi.

bulletCOLTURE CELLULARI per sperimentazione e produzione
bulletCONSERVAZIONE DEI CEPPI
bulletCAMPIONI BIOLOGICI INFETTI manipolazione - conservazione
bulletDNA RICOMBINANTE: DNA CLONATO (clonaggio e impiego DNA-clonato) per sperimentazione e produzione.

bulletB3-2SPERIMENTAZIONE 'IN VIVO'

Impiego di agenti: infettanti, infestanti

C) RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE

Tali rischi, come evidenziato nella Guida della CEE per la sicurezza e la salute nelle PMI, sono individuabili all’ interno della complessa articolazione che caratterizza il " rapporto" tra l’ operatore e "l’organizzazione del lavoro" in cui è inserito. Il rapporto in parola è peraltro immerso in un "quadro" di compatibilità ed interazioni che è di tipo oltre che ergonomico anche psicologico ed organizzativo.

La coerenza di tale "quadro", pertanto può essere analizzata anche all’ interno di possibili trasversalità tra rischi per la sicurezza e rischi per la salute.

Tali rischi sono essenzialmente dovuti a:

bulletC1 ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

bulletProcessi di lavoro usuranti: p.es. lavori in continuo, sistemi di turni,lavoro notturno;
bulletpianificazione dgli aspetti attinenti alla sicurezza e la salute: programmi di controllo e monitoraggio;
bulletmanutenzione degli impianti, comprese le attrezzature di sicurezza;
bulletprocedure adeguate per far fronte agli incidenti e a situazioni di emergenza;
bulletmovimentazione manuale dei carichi;
bulletlavoro ai VDT (es. DATA ENTRY).

bulletC2 FATTORI PSICOLOGICI

bulletIntensità, monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro;
bulletcarenze di contributo al processo decisionale e situazioni di conflittualità;
bulletcomplessità delle mansioni e carenza di controllo;
bulletreattività anomala a condizioni di emergenza.

bulletC3 FATTORI ERGONOMICI

bulletSistemi di sicurezza e affidabilità delle informazioni;
bulletconoscenze e capacità del personale;
bulletnorme di comportamento;
bulletsoddisfacente comunicazione e istruzioni corrette in condizioni variabili;
bulletconseguenze di variazioni ragionevolmente prevedibili dalle procedure di lavoro in condizioni di sicurezza;
bulletergonomia delle attrezzature di protezione personale e del posto di lavoro;
bulletcarenza di motivazione alle esigenze di sicurezza.

bulletC4 CONDIZIONI DI LAVORO DIFFICILE


bulletLavoro con animali;
bulletlavoro in atmosfere a pressione superiore o inferiore al normale;
bulletcondizioni climatiche esasperate;
bulletlavoro in acqua: in superficie (es. piattaforme) e in immersione.


3. CRITERI PROCEDURALI

L’intervento operativo finalizzato alla valutazione del Rischio deve seguire linee guida che, come già detto, devono portare alla identificazione delle sorgenti di rischio, alla individuazione dei potenziali rischi di esposizione, in relazione alle modalità operative seguite, ed, infine, alla stima dei rischi di esposizione.

Al riguardo, vengono riportati, di seguito, le indicazioni relative alla esecuzione delle varie fasi operative.

Si precisa che nell’ espletamento del processo di valutazione:

- è opportuno tener conto, per ogni comparto, dei Rischi tipici di categoria desunti da, ove esista, documentazione tecnica e da fonti istituzionali; ciò anche tramite l’ assistenza delle Associazioni di Categoria;

- per le piccole imprese che svolgono le stesse operazioni presso diversi luoghi di lavoro possono essere predisposte valutazioni unitarie che tengano conto dei rischi ricorrenti riscontrabili nelle lavorazioni (impiantisti, trasportatori, ecc.). Analogamente, allorchè nello stesso posto di lavoro si preveda la presenza di lavoratori stagionali, ferme restando le condizioni operative puo essere eseguita una valutazione unica.

bulletI fase: Identificazione delle Sorgenti di Rischio

Tale fase viene eseguita attraverso una breve, ma accurata descrizione del ciclo lavorativo che viene condotto nell’ambiente di lavoro preso in esame.

A supporto della descrizione dell’attività lavorativa svolta, dovranno essere riportate:

bulletla finalità della lavorazione o dell’operazione, con la descrizione del processo tecnologico, delle macchine, impianti e apparecchiature utilizzate, delle sostanze impiegate e/o prodotte e di eventuali intermedi;
bulletnella descrizione del ciclo tecnologico delle lavorazioni, devono essere considerate le operazioni di pulizia, manutenzione, trattamento e smaltimento rifiuti ed eventuali lavorazioni concomitanti;
bulletla destinazione operativa dell’ambiente di lavoro (reparto di lavoro, laboratorio, studio, etc.);
bulletle caratteristiche strutturali dell’ambiente di lavoro (superficie, volume, porte, finestre, rapporto tra superficie pavimento e superficie finestre, etc.);
bulletil numero degli operatori addetti alle lavorazioni e/o operazioni svolte in quell’ambiente di lavoro;
bulletle informazioni provenienti dalla Sorveglianza Sanitaria se presente;
bulletla presenza di movimentazione manuale dei carichi.

La descrizione del ciclo lavorativo o dell’attività operativa permetterà di avere una visione d’insieme delle lavorazioni e delle operazioni svolte nell’ambiente di lavoro preso in esame e, di conseguenza, di poter eseguire un esame analitico semplificato per la ricerca della presenza di eventuali sorgenti di rischio per la Sicurezza e la Salute del personale. In tale fase riveste particolare importanza la partecipazione dei lavoratori ed il loro coinvolgimento nella ricerca di tutte le potenziali sorgenti di rischio eventualmente presenti nell’intero ciclo lavorativo. Nell’identificazione delle sorgenti di rischio sarà opportuno tener conto dei dati che emergono dalle Rassegne statistiche di Settore e dalla Bibliografia scientifica inerente la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro.

Al termine della I fase dovranno essere identificate, ed evidenziate nello schema di rilevazione dei rischi (V - 2), le sorgenti di rischio che nel loro impiego possono provocare, obiettivamente (entità, modalità di funzionamento, etc.) un potenziale rischio di esposizione sia esso di tipo infortunistico che igienico-ambientale, non prendendo quindi in considerazione quelle sorgenti di rischio che per loro natura o per modalità di struttura, impianto ed impiego non danno rischio di esposizione.

Esempi di identificazione delle sorgenti di rischio vengono riportati in Allegato n°1.

bulletII fase: Individuazione dei Rischi di Esposizione

La individuazione dei Rischi di Esposizione costituisce una operazione, generalmente non semplice, che deve portare a definire se la presenza nel ciclo lavorativo di sorgenti di rischio e/o di pericolo, identificate nella fase precedente, possa comportare nello svolgimento della specifica attività un reale rischio di esposizione per quanto attiene la Sicurezza e la tutela della Salute nelle lavorazioni prese in esame.

Al riguardo si dovranno esaminare:

bulletle modalità operative seguite per la conduzione della lavorazione (es. manuale, automatica, strumentale) ovvero dell’operazione (a ciclo chiuso, in modo segregato o comunque protetto);
bulletl’entità delle lavorazioni in funzione dei tempi impiegati e delle quantità di materiali utilizzati nell’arco della giornata lavorativa;
bulletl’organizzazione dell’attività: tempi di permanenza nell’ambiente di lavoro; contemporanea presenza di altre lavorazioni;
bulletla presenza di misure di sicurezza e/o di sistemi di prevenzione - protezione, già attuate per lo svolgimento delle lavorazioni in conformità alle norme di buona tecnica.
bulletla documentazione e la certificazione esistenti agli atti dell’ azienda (es. certificato anti incendio, verifica impianto elettrico L. 46/90 ecc.)

Si sottolinea il concetto che vanno individuati i rischi che derivano non tanto dalle intrinseche potenzialità di rischio delle sorgenti (macchine, impianti, sostanze chimiche, etc.) quanto i potenziali rischi residui che permangono tenuto conto delle modalità operative seguite, delle caratteristiche dell’esposizione, delle protezioni e misure di sicurezza esistenti (schermatura, segregazione, protezioni intrinseche, cappe di aspirazione, ventilazione, isolamento, segnaletica di pericolo) nonché dagli ulteriori interventi di protezione.

In conclusione si deve individuare ogni rischio di esposizione per il quale non sia possibile una gestione ‘controllata’: Rischi Residui.

Esempi di interventi di prevenzione e misure di sicurezza nel caso di rischi igienico-ambientali sono riportati in Allegato n° 2.

E’ evidente che esempi inerenti la prevenzione dei rischi per la sicurezza sono connessi alla relativa normativa di sicurezza.


bulletIII fase:STIMA’ dei Rischi di Esposizione

La ‘stima’ del rischio di esposizione ai fattori di pericolo residui, ovvero ai rischi che permangono dall’esame delle fasi precedenti (Fase I, Fase II) può essere eseguita attraverso:

  1. una verifica del rispetto dell’applicazione delle norme di sicurezza alle macchine durante il loro funzionamento;
  2. una verifica dell’accettabilità delle condizioni di lavoro, in relazione ad esame oggettivo della entità e della durata delle lavorazioni, delle modalità operative svolte e di tutti i fattori che influenzano le modalità e l’entità dell’esposizione, in analogia con i dati di condizioni di esposizione similari riscontrati nello stesso settore operativo.

  3. A quest’ultimo riguardo si potrà operare tenendo conto dei dati desunti da indagini su larga scala, effettuate in realtà lavorative similari.
    Va sottolineato che, laddove esistono situazioni lavorative omogenee sarà possibile definire un elenco orientativo "unitario" dei fattori di rischio da considerare e, quindi, procedere su tali valutazioni, ai relativi interventi integrati secondo specifiche misure di tutela connesse con le diversificazioni eventualmente riscontrabili caso per caso;
  4. una verifica delle condizioni di sicurezza ed igiene anche mediante acquisizione di documentazioni e certificazioni esistenti agli atti dell’ azienda;
  5. una vera e propria "misura" dei parametri di rischio (Fattori Ambientali di Rischio) che porti ad una loro quantificazione oggettiva ed alla conseguente valutazione attraverso il confronto con indici di riferimento (ad esempio Indici di riferimento igienico-ambientale e norme di buona tecnica). Tale misura è indispensabile nei casi previsti dalle specifiche normative (es.: rumore, amianto, piombo, radiazioni ionizzanti, cancerogeni, agenti biologici, etc.).

Al termine di questa III FASE di "STIMA" del rischio di esposizione, sulla base dei dati ottenuti, desunti o misurati, si potrà procedere alla definizione del PROGRAMMA DI PREVENZIONE INTEGRATA (Tecnica - Organizzativa - Procedurale), secondo le priorità indicate dall’art. 3 del D. L.gs. 626/94 e tali da non comportare rischi per la salute della popolazione o il deterioramento dell’ambiente esterno.



4. RIEPILOGO DELLE FASI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI


I FASE: IDENTIFICAZIONE DELLE SORGENTI DI RISCHIO


Descrizione dell’attività lavorativa. (ciclo lavorativo, parametri di processo, macchine ed impianti, modelli organizzativi ed operativi).

 

+

 
 

Analisi per la identificazione di sorgenti di potenziali fattori di Rischio.

 

 

RISCHI PER LA SICUREZZA

bulletStrutture
bulletMacchine
bulletUso di energia elettrica
bulletImpiego di sostanze pericolose
bulletIncendio - Esplosione

RISCHI PER LA SALUTE

bulletAg. Chimici
bulletAg. Fisici
bulletAg. Biologici

RISCHI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE

bulletOrganizzazione del lavoro
bulletFattori psicologici
bulletFattori ergonomici
bulletCondizioni di lavoro difficili

II FASE: INDIVIDUAZIONE DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE


bulletQuadro delle sorgenti di potenziali fattori di rischio
 

+

 
bulletMisure di sicurezza attuate: protezione macchine, processo a ciclo chiuso, impianti aspiranti (cappe aspiranti o aspiratori localizzati), schermature, piani di lavoro, automazione, dispositivi pers. di protezione, protezione sanitaria, formazione, informazione.
 

RISCHI RESIDUI DI INTERESSE PREVENZIONISTICO

III FASE: STIMA DEI RISCHI DI ESPOSIZIONE O RESIDUI


  1. verifica’ del rispetto delle norme di legge e/o di buona tecnica prevenzionistica durante il funzionamento delle macchine.
  • ‘verifica’ dell’accettabilità delle condizioni igienico-ambientali per esame obiettivo e/o analogia con altri settori similari di cui sono noti i parametri di Rischio.
  • misura’ dei parametri di Rischio e loro quantificazione nel caso di specifiche norme di legge o di obiettive situazioni di elevato rischio potenziale. Acquisizione di documentazione e certificazioni agli atti della azienda.
  • RISULTATI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI RESIDUI

    Sulla base dei Rischi di esposizione definiti:

    PROGRAMMA INTEGRATO DELLE MISURE DI SICUREZZA

    DOCUMENTO DELLA SICUREZZA